7. Catalunya artistica

Non dirmi quanti anni hai, o quanto sei educato e colto, dimmi dove hai viaggiato e che cosa sai. (Maometto)

Viaggiare con i bambini

Per la verità Mati aveva iniziato a viaggiare con noi fin da quando aveva uno, due anni. Eravamo stati in giro per l’Italia, in Grecia, in Olanda e – tolte le necessità primarie di un bambino piccolo – non ci eravamo mai dovuti preoccupare troppo del suo personale divertimento durante il viaggio.

Bastava portarsi dietro qualche gioco, trovare di tanto in tanto un parco o privilegiare il tempo passato in spiaggia piuttosto che in giro per musei e monasteri e si poteva stare tranquilli.

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A cinque anni, invece, le cose iniziavano a mettersi diversamente. Matias cominciava a reclamare il suo spazio, a farci capire che nel programma di viaggio avremmo dovuto trovare, almeno una volta al giorno, qualcosa che potesse interessare anche a lui.

Una bella sfida, no? Tanto più se, come accade a molte coppie dopo l’arrivo di un figlio, anche io e il dottor C non eravamo stati particolarmente veloci nel riprogrammarci come genitori “a tempo pieno”.

Mentre a casa ci si può scavare a turno (o insieme) un angolino “solo adulti”, in viaggio si è a contatto continuo per ventiquattro ore al giorno e – come molti di voi sapranno per esperienza – la questione spesso, per non dire sempre, rende “esplosivi” gli animi.

In questa storia vi racconterò il viaggio in Catalunya e vi dirò quali potrebbero essere posti interessanti, o almeno non così noiosi, per un bambino di cinque anni qualora decideste di passare qualche giorno a Barcellona e Figueres, le città di Gaudì, Mirò e Salvador Dalì.

Viaggiare in macchina con i bambini: da Trieste a Barcellona

Provenendo dall’Italia in automobile, le tappe precedenti erano state Grimaldi (in Liguria) – dove il dottor C aveva un appuntamento di lavoro riguardo alla villa nella quale il misterioso dottor Voronoff aveva soggiornato insieme alla moglie americana e allevato oranghi per i suoi esperimenti di “rinvigorimento” … e Marsiglia, meravigliosa città francese della quale vi racconterò un’altra volta.

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Marseille (France)

Questo significa che per raggiungere Barcellona avevamo percorso circa 1.400 km in due giorni e due notti, cosa non semplice con un bambino che, com’è normale che sia, dopo mezz’ora che siete partiti, comincia a chiedere “Quando arriviamo?”.

Riguardo ai lunghi trasferimenti in macchina posso dirvi che ci eravamo attrezzati con vari tipi di supporti: un PC portatile per vedere i cartoni animati, una serie di CD con audiofiabe, album da disegno, pennarelli, libri da colorare e la regola che bisognava fare “a turno”, cioè si dosavano gli intrattenimenti, sia per lui che per noi.

Quando Mati disegnava e colorava, noi potevamo ascoltare un po’ di musica; viceversa, quando toccava al cartone animato o all’audiofiaba, era possibile seguire insieme a lui le storie oppure leggere, controllare l’itinerario, chiacchierare.

Barcellona: le “Case Magiche” di Gaudí e i disegni del “gatto Miró”

A Barcellona arrivammo di sera, stanchi e affamati. Mati aveva dormito un po’ in macchina e sgranocchiato qualcosa che avevamo comprato prima di lasciare Marsiglia, ma era davvero tardi e quindi la priorità, dopo aver scaricato i bagagli in hotel, era quella di trovare del cibo.

Riguardo all’hotel, un executive anonimo dalle parti di Plaça de Catalunya, non ho nulla da dirvi se non che si trovava in un’ottima posizione e che questo elemento, cioè il fatto di avere una sistemazione comoda rispetto alle cose che volete vedere, tanto più se avete bambini con voi, è fondamentale, perché diminuite il tempo per raggiungere i vari posti, i piccoli non si stancano troppo e tutto procede più serenamente.

Da Plaça de Catalunya, quindi, ci fermammo per uno spuntino in uno dei tanti locali del Passeig de Gràcia. Totale della camminata, forse dieci minuti. Con uno di cinque anni affamato, che tende a correre, ci arrivi quasi nella metà del tempo.

Dopo cena, prima di ritornare in albergo, prolungammo di qualche minuto la passeggiata e mostrammo a Mati la facciata di una delle due “Case Magiche” di Barcellona, disegnate da un certo Gaudí: Casa Batllò.

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Casa Batlló, Barcellona (ph. Riccardo Cepach)

Se leggete qualcosa su questa opera d’arte, scoprirete che il tetto ha la forma di un animale con grandi scaglie iridescenti e che le finestre si aprono mediante un sistema di pesi e contrappesi, quasi fossero le palpebre di una gigantesca, millenaria tartaruga.

All’interno, inoltre, seguendo la spina dorsale di un drago, ci si ritrova in un mondo fantastico, a ventimila leghe sotto i mari … Che ne dite, vissuto così, il Modernismo potrebbe piacere anche a un bambino?

Il giorno seguente, infatti, oltre a Casa Batlló, riuscimmo a visitare senza problemi anche La Pedrera (Casa Milà), un’altra delle “Case Magiche” di Gaudí, che si trova sempre su Passeig de Gràcia.

Qui potete vedere un video che vi racconta per immagini la storia de La Pedrera.

La Pedrera (La Cava di Pietra) può sembrare una grande formazione rocciosa, una grotta con stalattiti e stalagmiti, oppure, specialmente quando si sale sul tetto, un’astronave o, ancora, un piccolo pianeta errante, popolato da strane creature di pietra e enormi funghi colorati.

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Casa Milà, La Pedrera. Barcellona (ph, Riccardo Cepach)

Mati apprezzò molto il saliscendi delle scale sul tetto e i camminamenti intorno agli “alieni con l’elmo” che sicuro venivano da un’altra galassia, forse un po’ come Gaudí, del quale Barcellona porta il segno anche nei Padiglioni Güell, nel Palau Güell e nel Parc Güell, oltre che ne La Sagrada Familia, tutti posti nei quali un bambino si trova a suo agio perché sono mondi nei quali, almeno in parte, ha già viaggiato con la sua fantasia.

“Questa Barcellona”, complici i panini al jamon serrano e altre cose buonissime, cominciava a piacerci abbastanza, perché “si vede che i barcellonesi fanno le case strane e giardini tutti colorati.”

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Barcellona vista dal Parc de Montjuïc (ph. Riccardo Cepach)

In più, prendere una funivia come quando si va a sciare e invece si è in una grande città, è davvero una bella fortuna perché da lì vedi proprio tutto e arrivi in un battibaleno sulla montagna dove c’è il parco di Miró, che è uno degli Aristogatti (in realtà il personaggio si chiamava Matisse, ma ci serviva un gatto pittore da rincorrere…).

So di essere una madre snaturata, ma non ho chiarito l’equivoco sull’identità di Miró finchè non raggiungemmo la Fondazione: se lo avessi proposto come un Museo di Arte Contemporanea anziché come la “tana di Miró”, nella quale avremmo visto tanti suoi disegni, secondo voi Mati come l’avrebbe presa?

La Fundació Joan Miró, che si trova nel Parc de Montjuïc ed è raggiungibile con la Funicolare de Montjuïc, è un museo ideato da Miró stesso e creato dal suo amico architetto Josep Lluís Sert con l’idea di rendere l’arte accessibile a tutti.

La Collezione ospita 217 dipinti, 178 sculture, 9 tessuti, 4 ceramiche e circa 8.000 disegni dell’artista e la Fondazione organizza anche attività dedicate alle famiglie con bambini.

Devo dire che noi, all’epoca, non abbiamo provato le attività e che Mati, dopo aver apprezzato le opere del “gatto Miró” perché le faceva “proprio come un bambino”, trovò molto interessanti gli spazi, soprattutto quelli esterni, dove ci sono le sculture e si può anche un po’ correre.

Le fragole de La Boqueria

In ogni viaggio c’è un rito da rispettare. Qualcosa che può riguardare una frase, un oggetto, una bevanda, un cibo e che, specialmente con i bambini (ma non solo, funziona anche con adulti particolarmente abitudinari e che quindi in viaggio possono avere dei momenti di spaesamento) aiuta a fissare dei punti fermi, a tracciare la rotta e, di conseguenza, a gestire l’ansia che la lontananza da casa e dai ritmi quotidiani inevitabilmente produce.

In Spagna con Mati i nostri fari furono le fragole.

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Entrata del mercato coperto di Barcellona, La Boqueria (ph. Riccardo Cepach)

Avevamo incominciato a Marsiglia comprandone alcune di molto succose prima di risalire in macchina e affrontare nuove ore di strada… Come non andarle a cercare anche a Barcellona, in una giornata un po’ nervosa e magari proprio nella mitica Boqueria?

La “Missione Fragolaut” ci consentì di esplorare un fantastico mercato pieno zeppo di bancarelle colorate in cerca di fragole e, una volta trovato il tesoro, di superare il nervosismo, già proiettati verso una nuova avventura: eravamo pronti per una gita in giornata a Figueres, dove c’è la casa con le uova sode sul tetto

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Teatro-Museo Dalì, Figueres (ph. Riccardo Cepach)

Figueres: le visioni di Salvador Dalì e il Museo dei Giocattoli

A Figueres il fantasma di Dalì tormenta i gestori di hotel, ristoranti e negozi, obbligandoli a dar fondo alla loro visionarietà.

Tuttavia, nessuno può competere con il Maestro e con ciò che si vede non appena ci si avvicina al suo Teatro-Museo.

Per non parlare di quello che vi si trova all’interno…

Come potrete immaginare, visitare il Teatro-Museo di Dalì con un bambino non è difficilissimo, trattandosi di uno dei posti più surreali del pianeta.

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Il problema, casomai, è trattenere il pargolo dal lanciarsi su canapé e letti o cercare di toccare le sculture ma, per il resto, il tempo scorrerà magicamente rapido e alla fine sarete voi adulti a voler uscire per farvi una birra.

A Figueres, inoltre, c’è anche un Museo del Giocattolo che sicuramente merita visitare e nel quale i bambini scoprono i giochi dei nonni e dei bisnonni.

E non pensate che, nonostante l’era digitale, un vecchio modellino di automobile o aereo abbia perso il suo fascino. Qui, infatti, oltre a Mati, si divertì molto anche il dottor C.

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