6. La Mezquita de Cordoba

La grande moschea di Cordova, oggi cattedrale dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima in Cordova, è una delle principali espressioni dell’arte arabo-islamica e dell’architettura gotica e rinascimentale dell’Andalusia. È con l’Alhambra di Granada, la Aljafería di Saragozza e la Giralda di Siviglia la più prestigiosa testimonianza della presenza islamica in Spagna dall’VIII secolo al XIII secolo.

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Mezquita, Cordoba (ph. Riccardo Cepach)

Vi riporto le prime righe dell’articolo di Wikipedia dedicato alla Mezquita perché è davvero un luogo unico al mondo e perchè in questo post racconterò un’altra storia. Quindi: oltre alle foto che vedrete qui sotto, andatevi a cercare qualche info in più e, se riuscite, inseritela nel vostro itinerario di viaggio.

Come dicevo, però, vi racconterò un’altra storia. In realtà si tratta di una storia antichissima, che di sicuro tutti già conoscete. Una storia che tanti hanno raccontato e ascoltato.

Una storia che, sussurrata all’orecchio di un bambino di cinque anni in uno spazio immenso e singolare nel quale la Cattedrale cristiana sorge letteralmente nel cuore della Moschea islamica, emozionò sia Mati che me.

Mentre il dottorc C, preso dal sacro furore della fotografia, scattava come un dannato da più di un’ora, io e Mati – ormai annoiatissimo e prossimo all’attacco isterico – ci imbattemmo in San Miguel.

L’Arcangelo e Matias si guardarono.

Avete presente quando nella testa vi scatta un interruttore?

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San Miguel, Mezquita (Cordoba) – ph. Riccardo Cepach

Mati: “Mamma, chi è?”
Io: “L’Arcangelo Michele, il Principe delle Milizie Celesti.”
Mati: “Un principe annoiato. Forse anche lui è obbligato a rimanere qui dentro.”
Io: “Eh, può darsi. D’altra parte il Mister l’ha messo di guardia…”
Mati: “Deve fare la guardia? E a chi? E chi è il Mister?”
Io: “Il maestro di religione vi ha raccontato della Grande Battaglia nel cielo?”
Mati: “No.”
Io: “Bene. Vuoi sapere com’è andata veramente la storia?”
Mati: “Sì!”
Io: “E allora, vieni in braccio e ascolta…”

Mati mi saltò al collo e iniziammo un altro giro della Mezquita in compagnia di Miguel, di suo fratello più grande, Lucifero, che aveva due amici un po’ tonti, Belzebù e Astaroth, di Gabriel e Rafael, grandi portieri celesti, e del Mister, un tipo un po’ strano ma simpatico e con un sacco di idee.

Ora, se anche voi volete sapere com’è andata veramente la storia … continuate a leggere.


All’inizio-inizio dell’Universo

All’inizio-inizio dell’Universo non è che ci fosse granché. Intorno era tutto buio e non esistevano i campi da calcio, anzi, non esisteva proprio un bel niente, nemmeno la Terra, ma il Mister – non sappiamo come mai – lui esisteva e trovandosi sempre al buio e tutto solo qualche volta diventava triste.

Qualcuno dice che il Mister fosse nato già vecchio, con una lunga barba bianca e un solo occhio come i Ciclopi, quelli che papà ti leggeva la storia di Ulisse che si era nascosto sotto la pancia delle pecore per scappare, ma io non gli credo: secondo me il Mister è come tutti i mister, un po’ vecchio e un po’ giovane, perché per guidare una squadra devi avere esperienza ma anche tanta energia e ci devi vedere bene.

Comunque, il Mister si annoiava da matti, proprio come te adesso, anche se per lui la faccenda era più difficile: tu fra poco uscirai da qui e andremo a giocare, mentre il Mister era solo, senza genitori e senza amici e mica da qualche giorno … dall’eternità!

Mati: “Povero Mister…”

Eh, già. Non poteva continuare così. Infatti, decise di inventare la luce.

Mati: “Be’, sennò come faceva a giocare a calcio?”

Appunto! Quindi disse: “Voglio che esista la luce” E, puf!, dal buio vide saltare fuori una palla rossa, tutta di fuoco, che diventò il Sole.

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Vetrata policroma, Mezquita (Cordoba) – ph. Riccardo Cepach

Il Sole era bello, scaldava e finalmente gli faceva vedere dove metteva i piedi, così il Mister si sentì subito meno triste. Mi piace questo gioco, pensò, perché non creare ancora qualcosa?

Mati: “Il campo da calcio!”

E dove lo metti un campo da calcio nell’Universo? Lo lasci così, sospeso nello spazio? No. Infatti, siccome dicono che il Mister sia intelligentissimo, pensò che gli serviva un posto con dell’erba per costruire un campo da calcio. Detto fatto, puf!, creò la Terra.

Nel frattempo, però, gli venne in mente un’altra cosa…

Mati: “Cosa?”

Come si può giocare a calcio senza una squadra? Allora, disse: “Voglio che esista una squadra; devono essere tutti belli, buoni e intelligenti e – soprattutto – fare quello che dico io!”

In un batter d’occhio, il Mister si trovò circondato da una marea di giovanotti bellissimi che lo guardavano applaudendo. Evviva il nostro Mister! gridavano. Evviva! Hip-hip-urrà per il Mister!

Il Mister sospirò. Con il sole – e, poco dopo, con la luna – era stato facile perchè nella sua mente infinita si era immaginato “una luce per volta”, come quando si gira per la casa e si accende un lampadario in ogni stanza, ma già nell’inventarsi “il firmamento” non era riuscito a concentrarsi su di un’unica stella e così gliene erano venute fuori di colpo qualche fantastiliardo.

Stessa cosa con “la squadra”. Ovvio che la squadra non era fatta da uno solo, ma 11 miliardi di trilioni di giovanotti belli, buoni e intelligenti che non la smettevano un secondo di battere le mani e cantare le sue lodi erano davvero troppi… Be’, meglio che niente, pensò il Mister, anche se la beata solitudine di prima già cominciava a mancargli.

“Va bene, va bene, ragazzi. Grazie a tutti, ma per una squadra di calcio me ne bastano, me ne bastano… Ancora non lo so, ci devo pensare un paio di millenni, intanto però mi tocca fare un po’ di selezione” disse il Mister, e così divise gli Angeli in vari gruppi, affidando loro dei compiti a seconda di quelle che gli parvero le loro abilità.

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Cupola decorata in oro, Mezquita (Cordoba) – ph. Riccardo Cepach

C’erano quelli che sapevano suonare e cantare benissimo. Quelli che correvano più veloci del vento; quelli che volavano. E poi c’erano gli Angeli che si erano messi a giocare con le nuvole, tirando su meravigliosi palazzi tutti pieni di torri e che, ne sono sicura, devono aver aiutato – molto tempo dopo – i costruttori di questa meravigliosa Mezquita.

La squadra

Terminata la selezione, quelli che al Mister parvero adatti a formare la squadra rimasero i quattro fratelli che erano comparsi per primi nella sua mente: Lucifero e i tre gemelli: Miguel, Gabriel e Rafael.

Lucifer_Liege_Luc_Viatour
Lucifer, Luc Viatour (Liegi)

Lucifero era uno stangone col fisico atletico, i capelli neri, lunghi e riccioluti e un paio di occhi verdi che illuminavano come fari abbaglianti. Al centro della fronte, come usano ancora oggi gli indiani dell’India, aveva un cerchietto e dentro il cerchietto, tipo piercing, tanto per far capire che era un genio ribelle, brillava un diamante purissimo che, se già gli occhi non bastavano, aggiungeva fulgore a tutto il volto. Insomma, un figaccione intergalattico e per di più intelligente.

Mati: “E i tre gemelli?”

Infatti, adesso ti presento anche loro. Miguel era un tipo un po’ rigido, spesso taciturno, non scherzava mai e prendeva tutto sul serio. Stava sempre ad allenarsi con la spada e con la lancia e si rilassava suonando la tromba. Dei tre gemelli, anche se non lo dimostrava, era il più affezionato a Lucifero.

GuidoReni_Michele
San Michele, Guido Reni (Roma)

Gabriel, all’opposto, era focoso (per quanto possa esserlo un angelo) e anche un po’ pettegolo: il roveto ardente e le varie annunciazioni sarebbero state opera sua. Insomma, non bisognava farlo scaldare e chiedergli di mantenere un segreto, ma per il resto era un tipo OK.

Rafael, il più giovane, stava volentieri sulla Terra perchè aveva la passione per l’acqua. Sguazzava felice come un pesce nei fiumi e nei laghi e se ti veniva il mal di denti o il mal di pancia era capace di curarti il malanno con i suoi intrugli di erbe palustri. Aveva accettato di far parte della squadra perché voleva bene ai fratelli (compreso quel bellimbusto di Lucifero) e perchè al Mister non si può dire di no.

Gabriele
San Gabriele, José Camarón y Bononat (Valencia)

Il Mister li convocò.

“Ragazzi” – disse – “lo vedete quel rettangolo verde, laggiù, oltre le nuvole?”

“Quello sulla Terra?” – chiese Miguel.

“Proprio quello” – rispose il Mister. “Il gioco funziona così: due di voi si mettono in porta, gli altri due corrono dietro a una palla e cercano di fare goal. Io faccio l’arbitro.”

Porta, palla, goal, arbitro? I tre gemelli erano perplessi perché non capivano cosa volessero dire porta, palla, goal e arbitro.

Lucifero se ne stava zitto e guardava il Mister di sottecchi.

“Adesso ve lo spiego” – disse il Mister, e tirò giù dal cielo un piccolo pianeta. “Questa è una palla.” – disse. Poi incominciò a far saltare il pianeta dal calcagno alla punta del piede, dal ginocchio al petto, o sopra la fronte, senza mai farlo cadere.

Pietro_Perugino_Raffaele
San Raffaele, Pietro Perugino (Pavia)

“Dai Lucifero, prova anche tu” disse il Mister.

Lucifero prese il pianeta e replicò i palleggi.

“Bravo! Ora passala a Miguel sempre con i piedi, mi raccomando.”

Miguel stoppò il pianeta-palla con il petto ma lo lasciò cadere.

“Perché ti sei fermato Miguelito?” – chiese il Mister.

Miguel si ricompose. “Io, ecco… Io non credo che…”

“Vuoi forse disobbedirmi?” – tuonò il Mister.

Miguel chinò il capo. “Perdonami, Mister Onnipotente” disse, e riprese subito il pianeta-palla, eseguendo una serie di tacco-punta a una velocità tale che perfino il Mister alla fine applaudì.

Allora scesero tutti quanti sulla Terra, verso il grande rettangolo verde, e i quattro fratelli scoprirono che era fatto di una materia fresca e soffice, sulla quale era piacevole correre.

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I due portali della Mezquita: cristiano a sinistra, islamico a destra. (ph. Riccardo Cepach)

Gabriel alla porta Est, Rafael alla porta Ovest” – disse il Mister indicando i due archi posizionati sui lati corti del rettangolo.

“Ora” – disse il Mister – “Lucifero e Miguelito calceranno la palla a turno e voi dovrete cercare di prenderla! Tutto chiaro?”

La prima prova, come sempre, spettava a Lucifero. L’angelo appoggiò la palla per terra e camminò all’indietro di quattro o cinque passi, per prendere la rincorsa.

In porta c’era Rafael, tutto concentrato.

Il Mister si era fatto prestare la tromba da Miguel. Uno squillo significava che il calcio si poteva battere.

PEEEEEEEEEEEEEEE! (sembrava la tua capra morta, Mati, solo molto più forte)

Lucifero partì.

Il calcio fu talmente potente che il pianeta-palla sfrecciò verso la porta Ovest come una cometa dalla coda di fuoco, ma Rafael era lì, pronto a prenderlo.

PEEEEEEE – PEEEEEEE!

“Accidenti, che bomba!” disse Miguel. “Ma il piccolo Rafael te l’ha presa, eh?”

Lucifero, ferito nell’orgoglio, fece finta di non sentire.

Nel frattempo, il Mister se n’era inventata un’altra: intorno al campo aveva radunato Troni, Cherubini, Potestà e Dominazioni (cioè migliaia di angeli) dando loro il permesso di fare il tifo per Lucifero e Gabriel o per Miguel e Rafael.

“Forza Miguelito!” – gridò Rafael. “Facciamogli vedere chi siamo!”

La folla incominciò a gridare all’unisono: “Mi-guel! Mi-guel!”

Miguel si avvicinò al pianeta-palla. Chinò il capo e rimase in silenzio, a occhi chiusi, per qualche secondo prima di arretrare leggermente.

PEEEEEEEEEEEEEEE! (di nuovo la “capra morta”)

L’angelo aprì gli occhi, alzò il braccio destro, puntò l’indice verso la porta orientale, infilò il dorso del piede sotto la palla e, appena questa si sollevò in aria, la calciò verso l’alto. Il pianeta-palla schizzò in verticale e quando, altrettanto velocemente, ridiscese, la fronte di Miguelito era là, pronta a colpirlo.

“GOOOOAAAALL!”

Troni, Cherubini, Potestà e Dominazioni tremarono. Poi si unirono al grido di gioia del Mister.

“GOAL!” – riecheggiarono in coro. “GOAL!”

Lucifero era esterrefatto e, come lui, Gabriel e Rafael non si capacitavano di ciò che era successo. Perché il Mister aveva deciso “dispari”?

Mati: “Cosa vuol dire che il Mister aveva deciso dispari?”

Eh, vuol dire che aveva fatto vincere Miguel e Rafael e, di conseguenza, aveva fatto perdere Lucifero e Gabriel. Questa cosa in Paradiso non si era mai vista: ogni gara finiva sempre in pareggio; per questo tutti erano straniti.

Mati: “Ah, be’, allora il Mister ce l’aveva con Lucifero e Gabriel. Io, al posto di Lucifero, mi sarei arrabbiato.”

Eh, non è così semplice. Diciamo che il Mister aveva voluto mettere alla prova Lucifero, e non solo lui. In effetti, però, Lucifero si arrabbiò e dato che era un tipo piuttosto orgoglioso e perdere proprio non gli piaceva, qualche giorno dopo, nonostante i fratelli lo avessero supplicato di non farlo, andò a casa del Mister per fargli le sue rimostranze.

Mati: “Aveva ragione.”


Paradisi e …

Quando Lucifero arrivò, il Mister lo fece accomodare nel suo salotto preferito.

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Mirhab, Mezquita (Cordoba) – ph. Riccardo Cepach

“Lucifero, Lucifero, so già cosa stai per dire. Mica per niente sono Onnisciente” (che vuol dire: so tutto, ma proprio tutto) – disse il Mister.

“Io voglio capire perché hai deciso che dovevo perdere! Mi sono fatto una figura del cavolo davanti a tutto l’Universo e Miguel adesso è tronfio come un gallo cedrone. Non lo sopporto!”

“Lucifero, Lucifero, per te ho sempre avuto grandissimi progetti. Sei sempre stato il mio preferito. Cosa ti succede? Sei forse geloso di tuo fratello?”

Lucifero non rispose. Era talmente arrabbiato che le parole gli si bloccavano in gola.

Il Mister gli si avvicinò.

“Lucifero, ascoltami. Voglio ingrandire la squadra e nominarti capitano. Capisci, volevo essere sicuro che tu…”

“Ci mettiamo dentro Belzebù e Astaroth? Ah, lo sapevo che prima o poi ti sarebbero piaciuti!” – disse Lucifero tutto contento. I suoi due amici erano un po’ tonti ma molto divertenti: quel che ci voleva, insomma, per animare la prossima partita e far perdere le staffe a quello snob di Miguel.

“Veramente… No. Belzebù e Astaroth sono dei bravi ragazzi ma ho un’altra idea, ecco.”

“Oh, insomma, non capisco. Perché non vuoi Belzebù e Astaroth? Perchè sono antipatici a quel cubo di cemento di mio fratello Miguel?”

“No, Lucifero. Miguel non c’entra nulla” – rispose il Mister. “Anzi, sai cosa facciamo? Gli dico di venire qui. Voglio che vi riappacifichiate. Non si sono mai visti due Arcangeli in baruffa. Per un goal che ho deciso io, poi!”

Il Mister batté le mani: “Miguel! Vieni subito da me!”

In una frazione di secondo Miguel comparve nel salottino del Mister.

“Oh, eccoli qua, i miei campioni! Su, abbracciatevi, che poi vi racconto la mia nuova idea. Vedrete: è una bomba. Sono sicuro che vi piacerà.”

Lucifero e Miguel si guardarono.

Fu Miguel a tendere la mano per primo. “Fratello” – disse – “ti chiedo scusa. Non era mia intenzione offenderti.”

“Scuse accettate” – disse Lucifero, ma non riuscì a liberarsi il cuore.


Mati: “Era ancora arrabbiato?”

Sì, era ancora arrabbiato. Ma la figuraccia davanti a tutto l’Universo non era niente in confronto a quello che gli sarebbe successo dopo.

Mati: “Il Mister l’ha buttato fuori dalla squadra?”

Fuochissimo.

Mati: “Oh! Allora deve averla combinata davvero grossa!”

Be’, diciamo che disobbedire al Mister non fu per niente una buona idea…


… Spogliatoi

“Insomma, ragazzi, ho intenzione di far entrare in squadra un paio di esseri che assomiglieranno più a me che a voi. Non avranno i vostri superpoteri ma la mia libertà di decidere. Libertà che voi angeli, in fondo in fondo, non avete perchè siete stati creati per obbedirmi e glorificarmi.”

“Farete conto di avere dei fratellini: magari un po’ rompiballe, a volte, ma ai quali potrete insegnare un sacco di cose, compresi quei calci di rigore pazzeschi che vi siete inventati prima. E tu, Lucifero, sarai il capitano della nuova squadra e il loro primo maestro.

Essendo Onnisciente, so che può sembrare un’idea balzana. Però so anche che funzionerà – sulle lunghe distanze – perché, grazie alla libertà, gli Uomini saranno creativi, proprio come me… e come tutti i grandi campioni.”

Lucifero e Miguel guardavano il Mister a bocca spalancata. Che novità era questa? Cos’erano mai questi Uomini simili al Mister ma senza i poteri degli Angeli?

Il primo a riprendersi dallo shock fu Miguel.

“Mister Onnipotente, come sempre io farò ciò che mi comanderai di fare” – disse – “Ma non riesco proprio a immaginarmi una creatura come quella che ci hai descritto! Possiamo vedere una così grande meraviglia?”

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Detto, fatto, puf! Il Mister fece comparire davanti a Lucifero e Miguel due bambini, un maschietto e una femminuccia, che giocavano nella strada di una città.

L’immagine catturò subito Miguel: quegli esseri erano davvero meravigliosi! E le loro risate poi… Più affascinanti delle musiche celesti.

Ben presto, però, l’incanto fu rotto da un orribile ruggito.

“Mai! Non lo farò mai!” – urlò Lucifero, arrabbiatissimo. “Io non farò da balia a questi mocciosi. Come puoi aver pensato una cosa simile, Mister! Io non mi abbasso a…”

“Sei matto, fratello?” – disse Miguel terrorizzato. “Non puoi parlare così al Mister!”

Ma Lucifero, ormai, era fuori di sé e continuava a gridare: “MAI! MAI! Non lo farò mai!”

Dato il gran trambusto, erano accorsi Gabriel e Rafael e, poco dopo, anche Belzebù e Astaroth. Quando videro Miguel che supplicava Lucifero di chiedere scusa al Mister e ritirare il suo rifiuto, si bloccarono in preda all’orrore. Stava succedendo qualcosa di molto brutto, qualcosa di inconcepibile e nessuno sapeva cosa fare.

Se mi obbligherai a farlo, li ucciderò e poi prenderò il tuo posto” – gridò Lucifero. I suoi occhi non mandavano più lampi verdi, ma neri, e il diamante che aveva al centro della fronte non brillava più. Era impazzito.

“Fratello, ti prego…” Miguel era disperato. Alle sue spalle, Gabriel e Rafael, piangevano.

Allora, il Mister parlò.

“Tu non ucciderai proprio nessuno, Lucifero” disse. “Non hai superato la prova. Non sei stato battuto da tuo fratello, ma dalla tua superbia e dal tuo orgoglio. Ora, vattene!

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Miguel! Accompagnalo negli spogliatoi e assicurati che vi rimanga finché sarò io a volerlo.”

Fu così che Lucifero fu confinato in uno spogliatoio buio che puzzava anche un po’ e la cui porta è tutt’ora sorvegliata da Miguel.

Eravamo di nuovo nella selva di colonne e la storia ormai era finita. Mati mi guardò pensieroso. “Mamma, ma alla fine il povero Lucifero verrà perdonato dal Mister? Dev’essere molto triste, chiuso nello spogliatoio buio, tutto solo, senza fratelli e amici e senza poter giocare a calcio.”

Per non rischiare di intristirlo, dissi che il Mister aveva dato il permesso a Belzebù e Astaroth di fargli compagnia.

“Menomale. Però speriamo che il Mister lo perdoni. Secondo me non era cattivo, era solo geloso.”

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Dopo poco ci raggiunse il dottor C. Gli raccontai di come io e Mati, che nel frattempo non tenevo più in braccio, avevamo passato il tempo.

Il dottor C. sorrise e ci avviammo verso l’uscita. Ma… Mati dov’era? Non lo vedevamo più.

Lo ritrovammo poco dopo, sotto un bizzarro riflesso colorato, mentre chiedeva al Mister se poteva perdonare il povero Lucifero, tutto solo nello spogliatoio buio, e farlo rientrare in squadra.

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