12. Sardegna: i paesi della Barbagia

Tutti i paesi della Barbagia devono il loro incanto alla sensazione costante di essere finiti su un piano temporale sfalsato. Il tempo in cui sembrano sospese queste piccole comunità non somiglia però a nessun tempo storico noto.
(M.Murgia, Viaggio in Sardegna, 2008)

Sardegna_14Il viaggio nel cuore della Sardegna è un viaggio nel tempo. 

Un viaggio fra boschi e montagne di calcare, i “Tacchi”, che ho immaginato fossero quelli dei sandali di antichi dei silvani che, sicuramente, ancora abitano da queste parti, un viaggio nei sapori semplici e decisi del cibo rustico dei paesi della Barbagia che, tramite le arti della viticoltura, dell’artigianato e dell’ospitalità, intrattengono un fitto dialogo con tradizioni ancora vivissime, talvolta oscure e inquietanti, più spesso gioiose, come una danza.

Ci fermammo in Barbagia quattro giorni, facendo base a Oliena presso il bellissimo agriturismo Guthiddai,  per visitare Mamoiada, Orgosolo e Nuoro e fare un’escursione in montagna.

Poi, però, ci fu anche un piacevole “fuori programma” a Bitti, un paese barbaricino celebre per i suoi cantanti (“Tenores di Bitti Remunnu ‘e Locu” e “Tenores di Bitti Mialinu Pira”) e, insieme a Lula, famigerato per alcuni suoi abitanti particolarmente refrattari a certe regole dello Stato …

Le maschere di Mamoiada

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Museo delle Maschere, Mamoiada (ph. Riccardo Cepach)

A Mamoiada c’è un piccolo, organizzatissimo polo museale con fantastiche installazioni interattive. Ne fanno parte, oltre al Museo della Cultura e del Lavoro (dove non andammo) il Museo delle Maschere e MATER, il Museo dell’Archeologia del Territorio.

Nel Museo delle Maschere il simpatico (e attivissimo) direttore ti spiega tutto non solo dei Mamuthones di Mamoiada e dei loro antagonisti, gli Issohadores, ma anche dei Boes e dei Merdules di Ottana e di tante altre maschere mediterranee zoomorfe e grottesche come i Krampus di Tarvisio, i terrificanti Geros dell’isola di Skyros, il Kurent della Slovenia, eccetera.

Sardegna_16Le antiche comunità dei pastori e dei contadini credevano che le maschere avessero il potere di influire sulla produzione agricola e sulla vita del bestiame, pertanto, durante il Carnevale barbaricino, venivano accolte con favore e propiziate con offerte di cibi e bevande.

Il Carnevale barbaricino continua a mantenere l’aspetto tragico da cui traeva origine, ripetendo in un rito agreste e propiziatorio, la passione e la morte di Dioniso, che nasce e muore ciclicamente come il grano, l’erba e i fiori. I Mamuthones sarebbero le maschere dionisiache coperte di pelli, che da millenni ripetono la stessa danza, ritmata dal suono dei numerosi campanacci che si scrollano sulle spalle. (…) Le maschere dei Mamuthones sono tradizionalmente dodici, come i mesi dell’anno, e si avviano verso il sacrificio cui sono destinate. Le accompagnano otto guardiani, detti Issohadores, che si muovono con agilità, tenendo in mano il laccio mortale col quale catturare le vittime, se queste tentassero di sottrarsi alla loro sorte. (D.Turchi)

Entrambi i musei meritano una visita! Il biglietto cumulativo, che permette di accedere all’intero polo, costa 10 euro, mentre i biglietti singoli costano 4 euro l’intero e 2,50 euro il ridotto (comitive, anziani e scolaresche).

I murales di Orgosolo

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ph. Riccardo Ceapch

Questi tre signori che vedete nella foto e che ho soprannominato “i Guardiani di Orgosolo”, furono i primi ad accoglierci, appena scendemmo dalla macchina.

A dire il vero, non ci dissero una parola ma, dopo un minuto, e sempre sotto il loro sguardo vigile, anche se apparentemente diretto a un punto invisibile oltre le nostre spalle, io, Matias, il dottor C. e Viola fummo avvicinati da una donna che, con estrema simpatia, ci fece un “terzo grado” che manco l’FBI.

Esaminati, schedati e ritenuti bizzarri ma innocui, ci fu dato il benvenuto nel paese. La donna scomparve, i Guardiani ripresero a chiacchierare e noi iniziammo il nostro giro a “caccia di murales”.

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ph. Riccardo Cepach

I murales incominciarono a comparire nel centro storico di Orgosolo nel 1975 per opera di Francesco Del Casino, originario di Siena, insegnante di educazione artistica e pittore, amante di Guttuso, che coinvolse le sue scolaresche nel progetto di abbellimento dei muri delle case.

Nel corso degli anni, poi, si unirono vari artisti, non solo orgolesi, ma anche stranieri che, con la piena complicità degli abitanti, trasformarono Orgosolo in una specie di galleria d’arte a cielo aperto, nella quale si possono ammirare opere che parlano di vita quotidiana come di storia contemporanea e che sono patrimonio di tutti.

Più malvagi saranno i tempi più l’adesione all’antica legge parrà ribellione o sedizione. (…) Noi custodi del tempo, dal giorno della perdita della libertà sulla nostra terra, abbiamo preferito finire la storia a questo punto.
(S.Atzeni, Passavamo sulla terra leggeri, 1996)

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ph. Riccardo Cepach

Il custode del tempo di Atzeni si riferisce alla legge della proprietà comune della terra, in vigore durante il periodo dei Giudici e, in particolare, durante il Giudicato di Eleonora d’Arborea, che comprendeva gran parte della regione storica della Barbagia.

E in questo senso, allora, i murales di Orgosolo non sono solo un’opera d’arte: essi rappresentano l’adesione a quella legge antichissima che, tanto più ai giorni nostri, sembra essere “ribellione” (dipingere sui muri delle case = violare la proprietà privata).

Affascinanti, questi Sardi!

Il Nepente di Oliena

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Gabriele D’Annunzio

Cosa hanno in comune il vino Cannonau DOC di Sardegna e Gabriele D’Annunzio?

Ebbene, sì: dobbiamo al Vate la denominazione della famosa varietà di cannonau di Oliena, il famoso “Nepente”, chiamato così dal Gabriele nazionale per il suo “carattere prepotente”.

Proprio lo stesso D’Annunzio “principe dell’eccesso” ma che, si dice, fosse astemio e quindi pochissimo attrezzato per sopportare l’ebrezza prodotta da questo vino che – credetemi – è davvero una “cannonata”.

Una sera partecipammo a una delle tante sagre di paese (Cortes Apertas) che iniziavano in quel periodo a Oliena e nei dintorni in occasione dell’Autunno in Barbagia.

Sardegna_20C’erano cose buonissime da mangiare e in quantità piuttosto abbondante e non essendo io astemia, oltre che di sangue triveneto, presi il cannonau sotto gamba… Fui punita senza pietà.

Il dottor C. dovette riportarmi a peso in stanza, spogliarmi e mettermi a letto sotto gli occhi un po’ preoccupati, ma tutto sommato divertiti, di Matias. Matias che mi prese in giro per due giorni di fila perché avevo fatto la fine di “un sacco di patate”.

E fece bene, perché:

Il consumo di vino non è oggetto di alcuna riprovazione sociale in Sardegna, ed è anzi considerato segno di maturità gradirlo, consumarlo e soprattutto reggerlo bene; è infatti visto con disprezzo solo chi mostra di non conoscere il proprio limite nel bere.
(M.Murgia, op.cit.)

Comunque, se passate da quelle parti, un buon posto dove fare acquisti è la Cantina Sociale di Oliena.

Verrete accolti in un bell’ambiente, fatti accomodare al bancone per assaggiare i preziosi Irilai, Corrasi, Nepente, Lanaitto, Dionisi mentre vi raccontano che l’origine del vitigno cannonau è autoctona (pare siano stati trovati dei vinaccioli risalenti a 3200 anni fa!), che la forma di coltivazione delle viti più diffusa è quella tradizionale ad alberello e che la filosofia della Cantina abbina antichi metodi di vinificazione a moderne tecnologie, così da offrire un prodotto davvero unico.

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Su Gologone (ph. Riccardo Cepach)

Le sorgenti di Su Gologone

Se vi trovate nel territorio di Oliena mettete in programma anche una gita alle Sorgenti di Su Gologone.

Il Parco è una bellissima oasi immersa nel verde e attraversata da fiume Cedrino, che scava spettacolari canyon e sfocia nel Golfo di Orosei.

Monte Novo San Giovanni

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ph. Riccardo Cepach

La foresta di Montes, a pochi chilometri da Orgosolo, è un posto magico, selvaggio e affascinante, parte di quella zona chiamata Supramonte, composta da altopiani calcarei, picchi montuosi che superano i 1400 m. e ricca di specie animali e vegetali.

Il Supramonte di Orgosolo è stato a lungo abitato da banditi e qualche decennio fa diventò famoso per la questione dei sequestri di persona.

Tuttavia, stando attenti a seguire la strada forestale prima e il sentiero segnalato poi, il Monte Novo San Giovanni (1316 m.), con le sue guglie alte fino a 70 m., è il luogo ideale per un’escursione (poco impegnativa) della durata di qualche ora.

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Supramonte di Orgosolo

Lasciata la macchina nel parcheggio della Stazione della Guardia Forestale, incominciammo a salire lungo il sentiero panoramico perfettamente segnalato incontrando, di tanto in tanto, qualche sorvegliante e durante una tappa vicino a una sorgente per fare rifornimento d’acqua fummo addirittura invitati a unirci a un gustoso spuntino a base di pecorino e pane carasau.

La mitica ospitalità sarda ci accompagnò fino alla cima: nel piccolo rifugio un’altra guardia ci offrì dolci, caffé e grappa e da lassù … be’, il panorama che si gode a 360 gradi è davvero mozzafiato!

Una serata a Bitti

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ph. Riccardo Cepach

“Se proprio volete andare in Barbagia, mi raccomando: evitate Lula, Orune e Bitti!” Così mi disse un amico sardo di Macomer al quale avevo chiesto qualche dritta prima di partire.

Manco a dirlo, un pomeriggio tardi che eravamo usciti da Nuoro, dove avevamo visitato la casa di Grazia Deledda, e eravamo incerti se ritornare per cena all’agriturismo (dove per altro si mangiava da dio), voltammo la macchina e ci spingemmo verso nord con l’intenzione di trovare qualche altra sagra (dove io sarei stata attentissima al cannonau!).

Attraversammo Lollove e Orune nella luce dorata del tramonto e visto che ormai era quasi buio il dottor C. decise, nonostante tentassi di attirare la sua attenzione sui vari cartelli stradali crivellati da colpi di proiettili, che ci saremmo fermati a Bitti.

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Cortes Apertas a Bitti

Anche Bitti, come Oliena, era uno dei centri coinvolti nell’Autunno in Barbagia e con un po’ di fortuna, avremmo trovato qualcosa di buono da mettere sotto i denti.

In effetti, il “fuori programma” ci regalò una bellissima serata in una delle tante “Cortes Apertas”, quella dei Cavalieri di Bitti, dove fummo accolti molto amichevolmente, mangiammo ottime salsicce, carne alla brace e formaggio e bevemmo “con moderazione”, il tutto in cambio di un’offerta libera.

[In Sardegna] l’avidità e l’avarizia sono considerate infatti segni di cattivo auspicio, oltre che di pessima educazione allo stare insieme. Strettamente legata alla cultura del cibo è la dimensione della festa e dell’ospitalità (…). Il visitatore che diviene ospite presso una famiglia, specialmente in Barbagia, viene immerso in una realtà parallela che ha la doppia funzione di accoglierlo come un fratello perduto e ribadire al contempo la sua condizione di sostanziale estraneità al contesto.
(M.Murgia, op.cit.)

Sardegna_27Sazi e divertiti decidemmo di ritornare alla macchina. Ma le sorprese non erano ancora finite… Nella piazza principale del paese, infatti, potemmo gustare le altre due grandi passioni dei sardi, oltre al cibo: la musica e la danza.

Il ballo sardo, nato quasi sicuramente come rito propiziatorio della fertilità, le cui forme più antiche sono probabilmente quelle in tondo, è tutt’ora praticato – anche dai giovani – in occasioni speciali come l’inizio del Carnevale barbaricino.

Cantavamo, morivamo, danzavamo di padre in figlio, crescendo di numero e di esperienza dell’isola. Eravamo felici. Chiamavamo noi stessi s’ard, che nell’antica lingua significa danzatori delle stelle.
(S.Atzeni, Passavamo sulla terra leggeri, 1996)

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