7. Streets of Tokyo

Tokyo non è una città di immagini ma un continuum di luoghi. […] Edo ha vissuto duecentosessantotto anni prima di trasformarsi in Tokyo […]. Nella letteratura delle due città, le due capitali sono come due racconti brevi che superano la ricorrenza di drammatiche interruzioni per mostrare una sorprendente continuità di senso […].
(Manuel Tardits, Tokyo – Ritratto di una città)

Edo fu fondata nel XVI secolo dallo shogun Ieyasu Tokugawa, capostipite dell’omonima dinastia che governò il Giappone per oltre due secoli, noti, appunto, come “periodo Edo”. Durante questo periodo Kyoto rimase capitale ufficiale e residenza imperiale. Nell XIX secolo il sovrano Meiji trasferì la capitale da Kyoto a Edo, rinominandola Tokyo: la capitale orientale.

Nel 1923 Tokyo fu rasa al suolo da un grande terremoto e successivamente, durante la II Guerra Mondiale, i bombardamenti distrussero ampie zone della città. Come una fenice, la capitale orientale risorse dalle proprie ceneri e al giorno d’oggi di queste distruzioni non rimane alcuna traccia.

La Tokyo contemporanea è una metropoli di circa 15 milioni di abitanti e una delle quarantasette prefetture del Giappone poiché in essa si sono fuse altre città. La Grande Area di Tokyo, che comprende anche le prefetture di Chiba, Kanagawa e Saitama, conta 35 milioni di abitanti ed è pertanto il più grande agglomerato urbano del mondo.


I quartieri speciali di Tokyo

I quartieri speciali di Tokyo sono le 23 municipalità nelle quali è suddivisa la zona orientale dell’attuale metropoli, che corrisponde alla “vecchia Tokyo”, cioè la città non ancora fusa con la sua prefettura.

Nella zona ovest, invece, (area di Tama) ci sono altre 30 municipalità. Ogni municipalità ha un proprio governo locale e, mentre i comuni della zona ovest godono di maggiore autonomia amministrativa, i 23 quartieri speciali devono coordinarsi con il Governo metropolitano di Tokyo per tutti i servizi di base.

Di seguito potete vedere alcune foto scattate dal dottor C. nei quartieri di Chūō (Ginza), Chiyoda (Jinbōchō) Shibuya (il famoso incrocio), Shinjuku (il Palazzo del Governo), Minato (Roppongi) e Taitō (Ueno).

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Ginza, Tokyo (ph. Riccardo Cepach)

Ginza

Stile, bellezza, moda (possibilmente italiana), ricchezza e staus symbol di vario genere: Ginza è il paradiso dello shopping di lusso. Una zona pedonalizzata nei weekend e densamente popolata da boutique, show room, bar, ristoranti e megastore tecnologici.

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Jinbōchō, Tokyo (ph. Riccardo Cepach)

Jinbōchō

Nei pressi del Palazzo Imperiale c’è un quartiere interamente dedicato al libro usato. Jinbōchō consiste di una lunga serie di librerie zeppe di volumi presso le quali si può trovare di tutto (e non solo in giapponese). Altre info qui.

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Shibuya, Tokyo (ph. Riccardo Cepach)

 

Shibuya Crossing

Tanto più dopo il film di Sofia Coppola “Lost in translation” l’incrocio di Shibuya con il suo famosissimo attraversamento pedonale è un must per chi visita Tokyo. Si dice che qui, ogni giorno, passi circa 1 milione di persone.

La vista dalla Stazione della metropolitana sul Shibuya Crossing illuminato dai megaschermi dei palazzi circostanti è davvero suggestiva. I richiami cinematografici sono tanti: chi ama la fantascienza, per esempio, non stenterà a riconoscere qualche scorcio già visto in famosi film degli Anni Ottanta e Novanta.

Per altre notizie su Shibuya andate qui.

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Vista su Tokyo dal cinquantaseiesimo piano del Palazzo del Governo Metropolitano.

Shinjuku

A Shinjuku ha sede il Governo Metropolitano di Tokyo, un grattacielo dal quale si ha una vista spettacolare sulla megalopoli.

Il quartiere è immenso, frenetico e rappresenta un po’ il “cuore” commerciale e amministrativo di Tokyo. Come dicono i giapponesi: se cerchi qualcosa, qualunque cosa, o la trovi qui oppure se non la trovi … significa che non esiste.

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Tokyo Tower vista da Roppongi.

Roppongi

Roppongi mi è sembrata la parte di Tokyo che meglio indossa la maschera della decadence nipponica, con tutto il suo portato di fantasie violente e un po’ perverse.

Qui ci sono locali notturni, karaoke nei quali sgolarsi fino all’estremo, espatriati occidentali in cerca di un padrone e i residui del controllo yakuza, l’organizzazione di stampo mafioso che ormai ha spostato gli affari in altri quartieri.

Il nome “Roppongi”, che venne usato per la prima volta attorno al 1660, significa letteralmente “sei alberi”. Una leggenda, infatti, racconta che il nome fu coniato per via del fatto che, durante il periodo Edo, vissero in quella zona sei daimyo, i quali avevano come nome un kanji (ideogramma) contenente la parola “albero”. (da Wikipedia)

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Ameyoko Street, Tokyo (ph. Riccardo Cepach)

Ueno

Ueno è un tranquillo quartiere di Taitō che ospita il famoso Parco nel quale si celebra la fioritura dei ciliegi e si possono scoprire diversi siti interessanti come l’antico santuario Kiyomizu Kannon, ispirato al Kiyomizudera di Kyoto e dedicato alla dea patrona del concepimento.

Una strada che mi è piaciuta molto, fra la stazione di Ueno e quella di Okachimachi, è la Ameyoko che, dopo la II GM, fu sede del mercato nero e nella quale si respira ancora l’aria da “bazar asiatico”: qui si vende di tutto, dai generi alimentari agli accessori di abbigliamento, e anche la folla è un frizzante e variopinto miscuglio.

Con la vita per le strade della metropoli finiscono i racconti su Tokyo. Vi saluto con “Blu” di Ryuichi Sakamoto e vi do appuntamento a Kyoto.

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