Trieste ha un rapporto privilegiato con la follia o, quanto meno, con l’ “originalità” (come si dice qui da noi) di alcuni personaggi che, fino a qualche decennio fa, si vedevano camminare per le vie della città.

Essendo un tassello della nostra cultura locale, ho pensato di raccogliere le loro storie all’interno del progetto “Trieste Arcana” perché per me essi sono una sorta di genius loci e, infatti, nei ricordi di molti triestini, rappresentano ancora lo spirito del luogo.

Per reperire informazioni su questi “Originali” mi sono affidata al Gruppo Facebook “Trieste di ieri e di oggi”, noto per essere ricchissimo di notizie e fotografie e gestito da veri esperti di storia e cultura cittadina.

La prima storia è dedicata alla “Contessa”, una signora che, quando venivo a Trieste a trovare la nonna, vedevo passeggiare in centro, abbigliata in stile Belle Epoque.

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La Contessa – © Lisa Deiuri 2019

 

Il testo che segue è tratto da un post di Dino Cafagna. L’illustrazione è mia. L’immagine della Contessa è ricostruita a partire da una foto di Ferruccio Crovatto.

Quella che noi chiamavamo “la Contessa”, per la nobiltà del suo portamento, era una donna di origine slovena, amante dell’abbigliamento di un tempo, in perfetto stile Belle Epoque. Parte degli abiti, lunghi e sontuosi, erano di Roberta di Camerino e parte erano noleggiati al teatro del Verdi. Era la compagna di un direttore di banca e aveva una figlia, Rossana, nata a TS, che in seguito è diventata stravagante quanto la madre.
Nadja Bremi, così si chiamava la nostra protagonista, viveva tra l’albergo Corso o l’Hotel Continentale di Via S. Nicolò. La “Contessa” era così denominata perché sfoggiava abiti ottocenteschi bellissimi, talvolta stravaganti, con una perfetta scelta degli accessori, cioè con cappellini assai vistosi, spesso con veletta, pizzi, ventagli, ombrellini, borsette assortite e scarpe fatte su misura. Aveva avuto questa figlia (classe 1957) da un musicista di Lubiana; ha avuto una lunga relazione con un facoltoso direttore di banca meridionale che le permetteva di vivere all’albergo Corso. Era in grado di cambiare modello anche due volte il giorno continuando così per anni, mentre d’inverno sfoggiava diverse pellicce e stole.
La Contessa era comunque una signora normale e anche discretamente colta a prescindere dal suo modo di vestire. Lei non c’è più, la figlia invece è ancora viva, ma a detta di alcune persone, che hanno avuto modo di incontrarla, conduce una vita infelice.
Il personaggio della “contessa” aveva un’aura di mistero, un portamento regale, un’età indefinibile, che gli conferiva ancor più fascino al suo personaggio. Qualcuno aveva messo la voce in giro, per zimbello, che era sovvenzionata dall’Azienda di Soggiorno per fare pubblicità alla città (anche perché di questo personaggio stravagante si erano interessati perfino dei giornali internazionali). Era quasi sempre sola e questo particolare accresceva il mistero intorno alla sua persona.
Certamente questo personaggio misterioso, che procedeva lentamente, in modo da farsi ammirare con tutta calma, senza concedere alcuna confidenza alla folla che la contemplava stupita, anzi mantenendo sempre la stessa espressione altera e distaccata, che ai turisti sembrava un’attrice colta all’improvviso sul set di un film storico, ormai possiamo dire che faccia parte a ragione dei personaggi “storici” di Trieste.
Dalla fine degli anni ‘80 non la si vede più in giro.
Ultime novità; era del 1930 ed è morta nel 2003