Trieste Ebraica. Incominciamo con un po’ di storia

Questa è l’introduzione a un viaggio nella “Trieste Ebraica”, fatto insieme al Club Touristi Triestini e alla guida Paola Alessandra Alzetta (info a fine post), che avete già conosciuto nell’articolo sul Cimitero Monumentale Cattolico di Sant’Anna.

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La torre della Sinagoga di Trieste

Il racconto del tour lo troverete in articoli successivi a questo perché, secondo me, per apprezzare i luoghi che testimoniano l’importanza economica e culturale che la Comunità ha avuto nel corso dei secoli – e ancora oggi ha – nella nostra città, è necessario prima sapere qualcosa della storia degli Ebrei  di Trieste.

Una storia della quale io stessa sapevo poco o niente, quindi sono andata a farmi un giro nelle librerie e, dopo vari tentativi, ho trovato un testo un po’ datato ma sufficientemente esaustivo e sintetico, Nel segno di Geremia. Storia della comunità israelitica di Trieste dal 1200 di Mario Stock, dal quale ho tratto la maggioranza delle informazioni che seguono.

Per quanto riguarda le immagini, al netto di quelle “storiche”, prese dal web e di pubblico dominio, si tratta di foto scattate da me sia durante il tour, sia in momenti diversi, quando passavo sotto casa o visitavo la mostra permanente sul Lloyd Triestino che si trova nel Magazzino 26 del Porto Vecchio e che, se vi trovate a Trieste, consiglio di andare a vedere.

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Rappresentazione della Città di Trieste – Johann Weikhard von Valvasor [Public domain]

Ora, però, partiamo e andiamo indietro nel tempo, fin nel lontano Medioevo…

A Trieste a far banca

Da alcuni antichi documenti risulta che gli Ebrei arrivano a Trieste nel 1200 grazie a tale Daniele David (1240) e nel 1350 soppiantano i banchieri fiorentini, contro i quali si era creato un forte risentimento, sia da parte della popolazione che dei maggiorenti.

Nel 1414 Salomone di Norimberga, citato nelle cronache come “Salomon Zudìo”, capostipite di una generazione di banchieri che operarono a Trieste fino alla metà del Seicento e probabile antenato della famiglia Parente, viene autorizzato dal Comune a “aprir banca verso carta o pegno”.

Da quel momento l’attività di “feneratore” (prestatore di denaro, n.d.r.) diventa appannaggio degli ebrei e altre famiglie si trasferiscono a Trieste per esercitare il lavoro di banchiere.

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Il vicolo della Portizza (oggi accessibile da Piazza della Borsa) era l’entrata all’antico Ghetto Ebraico di Trieste

Fino al 1500 la piccola comunità gode di una vita tranquilla, protetta da leggi che tutelano l’operato e la sicurezza dei suoi membri anche durante la Settimana Santa quando, di norma, nel resto d’Europa, gli ebrei erano spesso vittime di aggressioni e atti vandalici da parte dei cristiani.

Nel XVI secolo, però, a causa di editti imperiali che bloccano l’esercizio dell’usura (in questo caso “usura”= “prestito”, n.d.r) anche a Trieste incominciano i problemi e i banchieri abbandonano la città finché, nel 1588, i Giudici e il Consiglio comunale inviano una supplica all’arciduca Carlo allo scopo di far revocare lo sfratto.

Pare, infatti, che senza i banchieri ebrei l’economia di Trieste sia impossibile da mandare avanti e il popolo sia ridotto alla fame!

Passano alcuni decenni durante i quali la Comunità si stabilizza e prospera ma dopo un po’, alla metà del Seicento, il popolo e il Consiglio del comune di Trieste entrano in agitazione e gli Ebrei sono costretti a chiedere protezione all’Imperatore.

L’entrata nel Ghetto

Nel 1697 gli Ebrei di Trieste devono accettare di entrare nel Ghetto, formato da alcune case requisite nella zona della “Portizza” di Riborgo.

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Maria Teresa d’Asburgo – Martin van Meytens [Public domain]

Nel 1719 l’Imperatore Carlo VI proclama l’apertura del Porto Franco di Trieste e viene incoraggiato l’insediamento di commercianti esteri: le sorti della città incominciano a cambiare.

Dal 1735 gli ebrei più ricchi possono abitare fuori dal Ghetto e arrivano altre famiglie dalle Marche e dal Levante.

Nel 1771 Maria Teresa d’Asburgo emana uno Statuto generale, nel quale si dichiarano gli Ebrei indispensabili allo sviluppo del commercio ma, allo stesso tempo, si obbliga la Comunità al rispetto di regole piuttosto ferree e al permanere nel Ghetto.

Alla fine del Settecento, quando sul trono d’Austria sale il figlio di Maria Teresa, Giuseppe II,  la situazione degli Ebrei migliora notevolmente anche se, sotto l’aspetto della “sicurezza”, lo Statuto giuseppino continua sulla falsariga di quelli precedenti.

Tuttavia, la Comunità – ora composta non solo da ashkenaziti (ebrei del Nord Europa) ma anche da sefarditi (ebrei del Sud Europa) – arriva a contare 900 persone: le porte del Ghetto vengono abbattute e cessa l’obbligo di portare sul cappello la “Cordella Naranzina”, una fascetta di nastro giallo che serviva da segno distintivo.

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Giuseppe II d’Asburgo – Anton von Maron [Public domain]

Le riforme di Giuseppe II, che desidera integrare gli Ebrei nel tessuto sociale dei propri territori, riguardano anche le scuole israelitiche che, oltre a religione e morale, devono prevedere materie laiche, insegnate in tedesco (lingua ufficiale dell’Impero), in modo da equipararle alle scuole “normali” di Stato.

Inoltre, l’autorità statale interviene sempre più attentamente contro i rapimenti di bambini ebrei a scopo di battesimo (cristiano), una terribile pratica diffusa in Europa fin dal Medioevo che, pare, terminò con l’ultimo sequestro di un bambino di soli sette anni, Edgardo Mortara, avvenuto a Bologna nel 1858.

L’Ottocento: un periodo di emancipazione

Fra il 1797 e il 1813 a Trieste ci sono le truppe francesi. Siamo in pieno periodo napoleonico e gli Ebrei triestini simpatizzano per il governo d’oltralpe.

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Palazzo Vivante – Largo Papa Giovanni XXIII, sotto le vie Principe di Montfort e Bonaparte. Questa è la zona “francese” di Trieste: il mio appartamento, che si trova in via Montfort, era una delle abitazioni dallo stato maggiore francese durante il periodo napoleonico.

Nel 1805 Aron Vivante assume un’importante carica nella Magistratura provvisoria cittadina (prima volta per un ebreo) e nel 1813, quando gli Asburgo ritornano a Trieste per rimanervi fino alla Prima Guerra Mondiale,  la Comunità non è vittima di alcuna ritorsione.

Ormai gli Ebrei di Trieste sono una delle colonne del commercio legato al porto e gli Asburgo capiscono che bisogna trattarli con un occhio di riguardo.

Nella seconda metà dell’Ottocento, a dare ulteriore impulso economico a Trieste, arrivano molte famiglie di Ebrei austriaci.

Brunner, Stock, Mayer, Frigessi, Weiss, Eppinger sono solo alcuni dei nomi che potreste leggere in vie e piazze o sentir risuonare durante una visita a Trieste!

Oltre all’ambito assicurativo, diventano appannaggio della Comunità i commerci di caffè e spezie mentre la navigazione viene gestita principalmente dalle famiglie di Lussino.

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Rinnovo del contratto di unione delle principali Compagnie di Assicurazione di Trieste (1850)

Un’eccezione è quella della famiglia ebrea dei Morpurgo (italianizzazione di Marburg, Maribor in sloveno, loro cittadina d’origine) che, oltre a fondare le Assicurazioni Generali (Giuseppe Lazzaro Morpurgo) raggiunge le più alte cariche nella compagnia di navigazione del Lloyd Austriaco, poi Lloyd Triestino (Elio Morpurgo).

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Il palazzo di via San Lazzaro, nel quale Weiss aprì la prima sede della Società Psicoanalitica Italiana

A cavallo fra Ottocento e Novecento si aggiungono alla Comunità triestina gli Ebrei Greci e dell’est Europa.

I primi, in fuga da Corfù a causa di violenze scatenate da un’accusa di omicidio rituale (sic!), i secondi provenienti da Polonia, Russia e Ungheria e specializzati nell’importazione di agrumi e cedri.

Sempre in questo periodo, la “Trieste Ebraica” dona alla città (e, in qualche caso, al mondo) anche personalità di spicco nel settore della cultura.

Sono ebrei lo scrittore Ettore Schmitz (alias Italo Svevo), il poeta Umberto Saba, gli studiosi Samuele Davide Luzzatto e Isaia Ascoli, l’architetto Federico Hitzig, lo psicanalista Edoardo Weiss e molti altri.

La Porta di Sion

Arriviamo, così, al periodo della migrazione verso gli Stati Uniti e la Palestina.

sdrFra il 1820 e la Prima Guerra Mondiale circa 41 milioni di persone emigrano dall’Europa verso l’America del Nord e altri 15 milioni verso quella del Sud. Dei primi, circa 4 milioni sono ebrei.

I porti dai quali partono i migranti del Centro Europa sono Amburgo, Brema e Trieste.

A Trieste, in particolare, tante erano le navi che salpavano verso il nuovo mondo che i fratelli Cosulich, armatori, costruiscono addirittura un “ospizio dell’emigrante” (una specie di centro di accoglienza).

Dopo la Grande Guerra, però, gli U.S.A. si chiudono e del grande flusso migratorio rimane solo quello degli ebrei verso la Palestina.

Da Trieste, fino al 1933 con l’esodo dei profughi in fuga dalla Germania nazista, partono migliaia di persone a bordo delle navi “Gerusalemme” e “Galilea”: la città è il principale porto dal quale ci si imbarca per raggiungere Israele, tanto da assumere il titolo onorifico di “Shaar Zion”, Porta di Sion.

Il Novecento

Concludo questa breve storia degli ebrei di Trieste con il momento più tragico vissuto dalla Comunità: le persecuzioni dell’epoca del nazifascismo.

Un momento doppiamente tragico perché, proprio a Trieste, il 18 settembre 1938, Mussolini proclama le Leggi Razziali e perché la città è l’unica, in Italia, a subire l’infamia della presenza di un campo di sterminio, la Risiera di San Sabba.

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Pietra d’inciampo dedicata a Carlo Morpurgo che si trova davanti all’entrata della Sinagoga

Se facciamo un passo indietro, inoltre, scopriamo che all’orrore si aggiunge la beffa: le Comunità ebraiche italiane, compresa quella di Trieste, sono storicamente vicine agli ideali risorgimentali, irredentisti e, infine, fascisti a causa di un unico desiderio: quello di poter finalmente vivere in uno Stato laico, liberale, non discriminatorio sulla base di motivi religiosi.

Sappiamo, invece, come sono andate le cose.

Dal 1938 gli ebrei d’Italia (compresi quelli di Trieste) vengono privati di tutti i diritti civili e i beni di una certa entità vengono loro confiscati.

Contemporaneamente, sono espulsi dall’esercito, dall’insegnamento, dalle aziende, dai giornali, dalle professioni liberali, dal campo dell’arte, dallo sport e i bambini e i ragazzi possono frequentare, ma in locali separati, solo le elementari e le medie, queste ultime a pagamento.

«In tristi tempi riprendo la penna per rinnovare il mio testamento di epoche precedenti. Che io nato e sempre vissuto a Trieste, che ho amata di profondo affetto, che io figlio d’Italia, all’amore e al servizio della quale dedicai tutta la mia vita, dovessi in età avanzata venir quasi dichiarato “straniero” nel mio paese e limitato nei miei diritti civili, non l’avrei mai supposto.»
Gino Savaral
Trieste, giugno 1941

Infine, nel 1943, a Trieste arrivano le truppe tedesche. Vengono deportate circa un migliaio di persone, prima raggruppate a San Sabba e poi mandate a Auschwitz, fra le quali anche il segretario della Comunità, Carlo Nathan Morpurgo.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale altrettanti superstiti, che si erano nascosti nel resto d’Italia, ritornano a Trieste per ricostruire da quello che era rimasto di una storia lunga di secoli.


INFO PRATICHE

Visite guidate alla “Trieste Ebraica”

Per info:
dott. Paola Alessandra Alzetta
mobile: +39 349 1086117
email: paolaalzetta@hotmail.com

Club Touristi Triestini
https://clubtouristitriestini.blogspot.it
email: ctt.club.touristi.triestini@gmail.com

Key Tre Viaggi
Via santa Caterina, 7 – Trieste
www.keytreviaggi.it
tel. +39 040 6726736/34
email: incoming@keytreviaggi.it
Comunità ebraica di Trieste
Via San Francesco 19 – Trieste
www.triestebraica.it
tel. +39 040 371466
email: info@triestebraica.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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