Brividi a Trieste. Brevi storie nere dal rione di San Vito

Metti una sera a cena a casa nostra: il dottor C, io e un paio di amiche. Una bottiglia di vino, o anche due.

Per caso, qualcuno racconta una storia di fantasmi, poi ne arriva un’altra… ed è un attimo che, oggi pomeriggio, mi ritrovo a sfogliare qualche libro a tema e vado in giro per le vie intorno a casa a scattare un po’ di foto.


Villa_Necker
Villa Necker

Il tesoro di Villa Necker

Villa Necker, che si trova a pochi metri da casa mia e del dottor C, è un’edificio neoclassico un tempo abitato dal ricco conte siriano Faraone Cassis e, in seguito, da Gerolamo Bonaparte (fratello di Napoleone).

Oggi la villa è sede di un comando dell’Esercito Italiano e la storia che ho trovato su di essa riguarda un misterioso tesoro e un tentato omicidio.

Secondo quanto riportato nella raccolta di leggende di Anton von Mailly “Leggende del Friuli e delle Alpi Giulie”, pare che a Trieste molti credessero nell’esistenza di tesori lasciati dai francesi e che Villa Necker ne nascondesse uno particolarmente ingente.

Motivo per il quale, in una notte d’inverno di parecchi anni fa, il guardiano della villa fu avvicinato da uno sconosciuto che, dopo aver fatto con lui quattro chiacchiere, gli promise di renderlo ricco purché serbasse il segreto e seguisse le sue istruzioni.

Ovviamente, il custode accettò e lo sconosciuto spiegò che, per far emergere il tesoro, avrebbe dovuto spargere, a mezzanotte, il sangue di una vergine in un dato punto delle cantine.

Qualche giorno dopo, il guardiano attirò una ragazza nei sotterranei della villa ma, mentre stava per compiere il sacrificio, venne colto in flagrante e denunciato.

A distanza di un paio di settimane, nelle cantine fu rinvenuto il corpo di un uomo. La polizia interrogò la donna che stava per essere uccisa, la quale disse che il suo potenziale assassino, quella notte, era caduto improvvisamente al suolo, probabilmente vittima di un infarto.

Identificato il cadavere, saltò fuori che si trattava del presidente della corte che aveva condannato il guardiano.

Pancera_02I fantasmi della Rotonda Pancera

La Rotonda Pancera, un gioiello architettonico oggi in pesante stato di degrado, fu progettata da Matteo Pertsch, l’architetto autore di gran parte della Trieste neoclassica, per un magistrato di Cormons, tale Domenico Pancera.

Sulla Rotonda da sempre aleggia lo spirito della Massoneria tanto che, in “Trieste nascosta” di Armando Halupca e Leone Veronese la dimora viene segnalata come “il primo tempio massonico” della città.

In effetti, pare che a metà Ottocento, il palazzo fosse di proprietà di un certo Felice Machlig, massone, e che nei sotterranei si svolgessero le riunioni del Tempio.

Poiché, secondo le credenze popolari, i massoni erano visti come adoratori del diavolo, a lungo girarono voci che gli scantinati della Rotonda fossero infestati da anime dannate di confratelli passati a miglior (o peggiore, a questo punto) vita.

via_Venezian
Via Felice Venezian. Sulla sinistra, il fianco della Rotonda Pancera

Ma non solo. In base a un’altra diceria, sfatata però dalla Società di Speleologia, dai sotterranei della Rotonda Pancera dovevano diramarsi delle gallerie che, oltre a scendere sotto la via Felice Venezian, avrebbero portato fino alle segrete della Chiesa gesuita di Santa Maria Maggiore, nelle quali l’Inquisizione avrebbe torturato, secoli addietro e in una misteriosa “Camera Rossa”, gli eretici e le persone accusate di stregoneria.

In città, comunque, la Rotonda Pancera non è l’unica dimora appartenuta a un massone additata come casa infestata.

Oltre alla casa del ricco costruttore Luigi Chiozza, nella quale c’era una stanza che non poteva essere dipinta di rosso pena la comparsa, sulle pareti, della sagoma del proprietario precedente, abbiamo la casa al civico 6 di piazza Goldoni, altra ex dimora massonica.

Qui, visto che, dopo la morte del proprietario, nessuno voleva andarci a vivere perchè si temeva fosse piena di fantasmi, fu messa, all’interno di una piccola nicchia, una statua della Madonna.

Statua che, anche quando l’edificio fu demolito, “a scanso di equivoci” venne riposizionata in quello nuovo e che è nota come “Madonna del Diavolo”.

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L’entrata della “Casa dei Mascheroni”

La “Casa dei Mascheroni”

Dal Neoclassico passiamo al Liberty, nel cuore dell’antico quartiere armeno, e andiamo in via Tigor n.12.

Qui c’è una casa, costruita e decorata fra il 1907 e il 1908 da tale Giovanni Mosco, che ha un’entrata davvero singolare e… un po’ inquietante.

In fondo all’ingresso, protetto da una cancellata (i portoni di accesso ai palazzi sono all’interno, uno a destra e uno a sinistra) si intravvede un giardino mentre, ai lati, ci sono quattro nicchie per ogni muro, nelle quali si trovano delle statue che rappresentano le Stagioni.

L’effetto, complici le teste dei due “guardiani” (dovrebbero essere Dei silvani) scolpite sull’architrave, è quello di trovarsi davanti a una sorta di “portale”, una soglia fra la realtà e un mondo parallelo, nel quale si possono svelare chissà quali segreti.

Tigor_statue
Nicchia con statua nell’entrata della “Casa dei Mascheroni”

Ad agosto scorso ebbi l’occasione di entrare nella “Casa dei Mascheroni” proprio grazie a un discendente di quel Giovanni Mosco che ne fu l’artefice.

Ebbene, da quel pomeriggio, sarà forse un caso, mi si chiarirono le idee su un dilemma di lunga data e la mia vita ne ha tratto indubbio giovamento…


Ora, però, arriviamo alla storia più “succosa” di tutte, quella del fantasma del Museo Sveviano.

Attenzione, perché è una storia di fantasmi INEDITA, che non trovate in nessun libro o articolo sui misteri di Trieste e che posso regalarvi solo perché a raccontarmela, ieri sera, è stato proprio il dottor C.

Il dottor C, che nel Museo Sveviano ci lavora e che ha raccolto la testimonianza direttamente da un collega!

Sveviano
L’edificio del Museo Sveviano, ex carcere e comando dei Vigli Urbani

Il fantasma del Museo Sveviano

L’edificio che attualmente ospita il Museo si trova in via della Madonna del Mare e nell’Ottocento era un carcere.

Infatti, c’è ancora tutta un’ala interdetta al pubblico nella quale permangono i camminamenti usati dai secondini e che fu conservata durante i lavori di demolizione e ristrutturazione, avvenuti poco più di un decennio fa.

La storia è questa: durante il periodo dei lavori, capita che uno dei muratori della ditta incaricata dal Comune, un serbo grande e grosso e per nulla impressionabile, vede, con la coda dell’occhio, passargli vicino un tizio che non è un operaio.

Sveviano_2
Foto in esclusiva dell’ala proibita dell’edificio che ospita il Museo Sveviano

Preoccupato per l’incolumità dell’uomo che, a quanto riferisce il muratore, era avvolto in una palandrana nera, dapprima lo chiama e poi, visto che l’altro non risponde, lascia gli attrezzi e incomincia a seguirlo per i corridoi.

La figura continua a camminargli davanti come se niente fosse finché i due arrivano in prossimità di un vicolo cieco, cioè di un corridoio la cui fine è sbarrata.

L’uomo vestito di nero gira l’angolo per primo e quando l’operaio fa lo stesso si trova solo davanti a un muro.

Dell’altro non c’è più alcuna traccia e non ci sono altre vie d’uscita se non il medesimo percorso fatto a ritroso.

Da quel giorno il muratore non vuole più mettere piede nel cantiere e la ditta è costretta a trasferirlo.


INFO PRATICHE

Villa Necker, via dell’Università, 2
Non è aperta al pubblico, ma potete vederla e farvi un’idea dalla strada

Rotonda Pancera, incrocio fra via della Rotonda e via Felice Venezian
Anche questa non è visitabile ma, dall’altra parte della strada ci sono piazzetta Barbacan (una specie di campiello triestino pieno di bar) e l’Arco di Riccardo, un arco in pietra del periodo romano

Casa dei Mascheroni, via Tigor, 12
Trattandosi di abitazioni private è probabile che il cancello sia chiuso ma, se avete fortuna, uscirà qualcuno al quale poter chiedere di entrare a dare un’occhiata

Museo Sveviano, via della Madonna del Mare, 13
visita consigliatissima. Il Museo è al secondo piano e potrete finalmente conoscere il dottor C!


Libri sui misteri di Trieste

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