Dove abita la Bora? Nel “Magazzino dei Venti” di Trieste…

La Bora, un simbolo di Trieste

La Bora, il vento impetuoso e freddissimo che scende da Est-Nord-Est, specialmente in inverno, è un simbolo di Trieste tanto quanto il Castello di Miramare e Piazza Unità d’Italia. Anzi, benché invisibile, la Bora forse è ancora più famosa dei monumenti e in giro per il mondo nessuno, se si parla di Trieste, dimentica di citarla.

finestra
Foto d’epoca di una giornata di bora a Trieste e, sotto, La Finestra di Stendhal, con le parole dell’autore francese sulla Bora – Magazzino dei Venti (Trieste)

Il nome di questo vento deriva da Borea, un personaggio della mitologia greca che impersonificava il Vento del Nord, la cui casa si trovava in Tracia (attuale Romania) ma c’è anche una leggenda secondo la quale Borea è il nome di una fanciulla che viveva in Carso e che, per una pena d’amore, si trasformò in strega e giurò vendetta al genere umano, provocando devastazione con il suo gelido soffio.

Per i metereologi la Bora è un vento catabatico, cioè un vento che soffia scendendo da un’altura, e discontinuo, perché si manifesta tramite refoli, cioè raffiche più forti, che arrivano anche oltre il 160 km/h, intervallate a raffiche più deboli.

La Bora può essere “chiara” se il cielo è terso e splende il sole, oppure “scura”, se il vento è accompagnato da pioggia o neve.

Per i triestini, la Bora è casa e non stupisce che a qualcuno sia venuta l’idea di trovarle una dimora.

Il Museo della Bora

Ebbene sì, a Trieste c’è la casa della Bora che, per la precisione, si chiama Magazzino dei Venti ed è un Museo che nasce dall’idea di un uomo che in città tutti conoscono come Rino ma che, in realtà, si chiama Prospero.

Nomen omen, pensando a “La Tempesta” di Shakespeare (Prospero era il Duca di Milano che, conoscendo la magia, era in grado di dominare i venti) e a un vento che soffia in Provenza e che si chiama Lombard (Rino fa Lombardi di cognome).

Rino_01

Rino Lombardi è copywriter per importanti agenzie pubblicitarie internazionali, editore e, come dice lui, un “appassionato di parole, idee e carta”, nonché coordinatore APM-Associazione Nazionale dei Piccoli Musei per il Friuli Venezia Giulia.

Rino è abituato a finire sui media nazionali; recentemente è apparso nel film “Second wind” di Luca e Fabio Mina, presto sarà possibile vederlo anche nel docufilm “Bora – Stories about a Wind” del regista austriaco Bernhard Pötscher, tuttavia, come dicevo, essendo una persona deliziosa, ha subito accettato di farsi intervistare e…

Questo che segue è il risultato della chiacchierata che ci siamo fatti quando sono andata a trovarlo al Magazzino dei Venti, un luogo che – se venite a Trieste – dovete ASSOLUTAMENTE visitare (info a fine post).


Ciao Rino, mi racconti come ti è venuta l’idea di fare un Museo della Bora?

L’idea è nata un po’ per caso, come tante cose che succedono nella vita. Nell’agosto 1998 ero a Lisbona e lì, seduto davanti a un negozio di souvenir nel quartiere dell’Alfama, mi chiedo: “Quale potrebbe essere un souvenir di Trieste?”

refoli
Refoli (raffiche di vento) famose per la loro intensità – Magazzino dei Venti (Trieste)

Mumble mumble, comincio a pensarci e in quel viaggio tra Portogallo, Spagna e una puntatina in Africa, tra Tangeri e Ceuta, nasce l’idea della “Bora in Scatola” che, con la complicità di un amico grafico udinese, Stefano Mainardis, e ancor prima l’imprimatur di Dino Durigatto, maestro di saggezza e di creatività, lanciamo in un giorno non casuale, il 1° aprile 1999.

 

Poi arriva un’altra complicità preziosa, quella della Libreria Transalpina, adorata libreria di viaggi, che sposa l’idea e ne consente lo sbocco commerciale in piccole quantità, retribuito in libri. Barattoli e baratto!

Sì, ma il Museo?

L’ho presa un po’ alla larga, ma mi sembra importante metterci dentro i viaggi in questa storia.

Il vento, in fondo, è un viaggiatore professionista.

Va a finire che la Bora in Scatola conquista la prima pagina de “Il Piccolo” (il quotidiano locale, n.d.r.) e così mi si apre un mondo. Comincio a pensare che il barattolo è poca cosa. Ci vuole di più. La Bora merita più spazio.

Così, nel fine settimana successivo, ecco un altro mumble mumble. Su un blocchetto mi annoto l’idea di un Museo della Bora e del Vento e mi segno tutte le possibili sezioni. Sono proprio quelle che trovate qui . 

uomo della bora
“Sagome del Vento” di Guido Pezzolato, ma io preferisco vederci Rino che fa “il pieno di vita” in una giornata di Bora

Adesso, però, voglio fare una domanda a Prospero, il mago dei venti: cos’è per te la Bora? Che significato ha?

La Bora è una di quelle cose delle quali ti rendi conto quando ti mancano. Per qualche anno ho vissuto a Milano e forse questo bisogno è nato lì.

Ricordo che quando tornavo a Trieste nei weekend, se c’era Bora, mi piaceva tenere il giubbotto o la giacca aperti e fare il pieno. Fare il pieno di vita.

La bora è tante cose. È meteo, scienza, arte, cultura, energia, gioco… È Trieste!

È una forza della natura, ma anche una forza della fantasia. Mi piace questa forza che diventa padrona della città e che avvicina la realtà alla fantasia.

L’adorabile follia di Trieste è un po’ anche qui.

Mi piace il lato giocoso e vivace di questo vento che ha anche una dimensione romantica, e una più drammatica.

Camminare nella Bora, una bella Bora chiara, mi dà la forza di fare tutto. O quasi…

Sulla Bora hanno scritto in molti, soprattutto autori locali. Qual è il passo (o il verso) sulla Bora che ti piace di più?

Rodari
“Quarto Indizio” del Museo della Bora: le citazioni letterarie

Devo dire che sul fronte letterario non ci si annoia mai. Prima di tutto Gianni Rodari, nel racconto “La Bora e il ragioniere” (“Quel gran vento di Trieste più impetuoso e veloce di un treno rapido in piena corsa”). Ma anche Aldo Nove, in “Woobinda”, o i Wu Ming in “54”, che riscrivono una poesia di Montale mettendoci dentro il nostro amato-odiato vento di Est Nord Est.

Un’altra bella immagine della bora si trova anche nell’ultimo libro di Mary B.Tolusso (“L’esercizio del distacco” n.d.r.): un vento forte che schiaccia le ombre sui vetri delle finestre. O qualcosa di simile.

Comunque, secondo me il brano che rende meglio l’idea di questo vento resta quello di Giani Stuparich nel “Ritorno del padre e altri racconti”:

“Bisogna vederla nascere. Qualche anno fa, di febbraio, ebbi l’occasione d’assistere alla sua venuta. L’aria era annebbiata e sonnolenta; dalla riva dove mi trovavo, la città sembrava vecchia sotto un velo uniforme di stanchezza; i moli, piú che protendersi decisi nel mare, sembravano emergere fiacchi e galleggiar su di esso come degli zatteroni sul punto di sfasciarsi; la collina era grigia ed opaca. Improvvisamente l’orlo della collina cominciò a rischiararsi; la tenda nebbiosa là sopra si sollevava, si slabbrava, mostrando una striscia di ceruleo intenso, come l’apertura d’un mondo rinnovato. Non capivo da principio; ma poi quando vidi la nebbia sopra la città addensarsi, rotolare e sparire, quando vidi il mare pulirsi e sentii fremere intorno a me l’aria, giungendomi alla pelle un piacevole frizzio e alle nari un fresco e leggero odore di sassi e di pini, allora capii che cos’era. Nasceva la bora. Si profilava sul ciglio dei colli e poi d’un balzo era giú, sulla città e sul mare. Le case acquistavano corpo, si tergevano, s’avvicinavano; i moli liberavano le loro sagome forti e squadrate dal velo tenero della nebbia; nei bacini l’acqua del mare prendeva colore e moto. Una freschezza, un ringiovanimento da per tutto.”

Oltre alle citazioni in romanzi e poesie, la Bora a Trieste è un fenomeno culturale che merita addirittura dei libri dedicati. Mi racconti qualcosa dei Libri della Bora?

Mi piace dire che il vento e i libri sono buoni amici. A un libro sulla Bora ho pensato fin da subito, perché c’era il vuoto.

Nel 2000 ho dato materiali a Liliana Bamboschek e, subito dopo, a Corrado Belci. “Refoli in scarsela” (che significa “Refoli in tasca”, n.d.r.) della Bamboschek, più folkloristico, è già uscito in due edizioni diverse. Il “Libro della Bora” di Corrado Belci, vera e propria “enciclopedia della Bora”, è ormai un longseller delle edizioni Lint.

LaBORAtorioFinalmente, nel 2010, sono riuscito a pubblicare “LaBORAtorio” con Editoriale Scienza, che raccoglie il lavoro dei primi dieci anni del progetto Bora Museum.

Quest’anno sono stato felice dell’uscita nell’edizione italiana di “Dove soffiano i venti selvaggi” di Nick Hunt, scrittore e camminatore inglese. Nick Hunt è venuto al Magazzino dei Venti, ne parla nel libro e sono felice di averlo avuto ospite a “BoraMata” 2018 per il lancio italiano. Grazie al libro di Nick sono nati nuovi, interessanti contatti. All’estero, soprattutto! Dal Canada alla Lettonia!

A proposito di “BoraMata”… Com’è nato il Festival della Bora?

A Trieste non esisteva una festa dedicata solo al vento e al suo rapporto con la città. Così grazie alla preziosa mano manageriale e organizzativa di Federico Prandi abbiamo creato un nuovo evento, che rappresenta l’evoluzione di Girandolart, la nostra piccola festa del vento dell’Associazione Museo della Bora, organizzata per una decina d’anni insieme al Comune di Trieste.

girandole_BoraMataCon Federico siamo riusciti a fare un bel salto di qualità. Molti hanno scoperto il Museo della Bora grazie alle girandole in Piazza Unità, che restano un elemento costante della festa.

L’obiettivo è invitare artisti e amici del vento a raccontare le loro esperienze e a mostrare le loro creazioni.

Ogni anno cerchiamo di esplorare qualche aspetto di questo tema del vento, che può essere vastissimo. L’anno prossimo speriamo di avere qualche originale creazione nata dai giovani triestini.

Oltre al Festival, so che il Museo fa molte attività, anche per i bambini. Ce n’è una che ricordi con particolare soddisfazione?

Quando arrivano le scolaresche o vado io nelle scuole mi piace dire che il vento è l’aria che gioca e così cerchiamo di scoprire gli aspetti più divertenti di questo fenomeno. Mi piace vedere lo stupore dei bambini alle prese con lo spara-aria o mentre ascoltano gli spaventapasseri eolici. E poi mi dà sempre soddisfazione vederli imparare a fare una girandola. Ne abbiamo fatte a migliaia!

profumi_dei_venti
I profumi della Rosa dei Venti

Pochi giorni fa, il ricordo è fresco, fresco, c’è stata una delle visite più belle e coinvolgenti al Magazzino dei Venti insieme a un gruppo di sordo-ciechi venuti da tante diverse città italiane.

È stata un’esperienza straordinaria giocare insieme a loro. Hanno lo stesso stupore dei bambini e ci siamo divertiti, per esempio, a indovinare a quale profumo associare i venti della rosa dei venti. Abbiamo riso tanto!

Insomma, anche tu sei come il vento. Non stai mai fermo! Mi incuriosiscono i tuoi viaggi alla scoperta dei venti…

Mi racconti un’esperienza di viaggio che ti ha affascinato?

Ho fatto tanti viaggi nei luoghi del vento… Alla scoperta dei mulini, in Olanda; presso la Torre dei venti di Atene o a provare il Meltemi che soffiava forte sulla spiaggia di Sifnos.

Ricordo la chiacchierata con un libraio di Aix-en-Provence, la cui moglie mi ha spedito il Mistral, uno dei primi venti in bottiglia della bizzarra collezione che vedi in questo strampalato e disordinato museo in progress.

14_CentoVenti_cSogno tre mete: Chicago, la celebre windy city. La Patagonia, perché là il vento è tosto. Ma anche Istanbul, per visitare il Museo dell’Innocenza, un museo che racconta una storia d’amore inventata e contemporaneamente racconta la Istanbul di una volta.

Ecco, il Museo della Bora un po’ più grande lo immagino anche così, raccontare la Bora e il vento per raccontare Trieste.

Dopo questo turbinio di suggestioni, ti faccio un’ultima domanda: come spiegheresti la Bora a chi non l’ha mai provata?

Oggi si parla tanto di viaggio come esperienza.

Vivere la bora è provare un’esperienza immersiva totale.

effetto_BoraNon servono i visori a 360°: la bora è tutta vera! Girare a Trieste con la bora è come andare in un parco a tema. E il bello è che è tutto gratis!

E se si ha freddo e non se ne può più, basta entrare a ripararsi in uno dei nostri caffè storici o in un caldo buffet …

 

Provare la Bora è un’esperienza che non si dimentica. Vivere la bora è tornare un po’ bambini.

Venire a Trieste senza la Bora è come andare al Louvre senza vedere la Gioconda o la Nike di Samotracia (che mi piace di più).

Il bello è che c’è tanta curiosità attorno a questo vento. Se la merita tutta.


INFO PRATICHE

www.museobora.org

Magazzino dei Venti
Via Belpoggio, 9  – Trieste
Tel. +39 040 307478
museobora@iol.it

Visite singole/piccoli gruppi
Su appuntamento: meglio prenotare con qualche giorno di anticipo.

Visite scolastiche
Meglio prenotare con qualche settimana di anticipo.

Ingresso
Dalla porta, per tutti.
Dalla finestra, per le foglie.


Il Museo della Bora su:

 

 

 

4 risposte a "Dove abita la Bora? Nel “Magazzino dei Venti” di Trieste…"

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  1. Fantastica storia!! Sei bravissima complimenti.
    I tuoi racconti sono davvero completi. C’è storia, c’è bizzarria. Proprio un post bello da leggere!
    Ti ho già detto complimenti?? 😉

    Mi piace

      1. Guarda, sono certa che per un tuo post ci siano dietro ore di lavoro, ricerca, cura ed attenzione. Si vedono e si comprendono tutte.
        Sono imbranatissima con il web, ma mi piacerebbe proprio che molti ti leggessero. Non è facile trovare così tanta cura . Poi sono argomenti particolari che fa piacere conoscere.
        E allora aspetto la prossima!!!

        Piace a 1 persona

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